Le cinque sfumature di Like: le Reactions

I sentimenti degli utenti sono sempre stati importanti in casa Facebook. Da qualche giorno però Mark Zuckemberg ha deciso di rendere ancora più veloce la condivisione delle emozioni. Dopo il più volte dibattuto argomento sul “Dislike”, si è deciso di fare un passo in più dando la possibilità di inserire le famose “Reactions”.
Oltre al simpatico e ambito pollicione all’insù, sarà possibile mostrare gioia, rabbia, tristezza, ilarità o sgomento per ogni post che ci raggiunge (le cinque sfumature di Like).

Come ogni fenomeno mediale che si rispetti, la notizia è stata abbracciata da diverse realtà. È infatti possibile riprodurre le faccine in versione Donald Trump o dei Pokémon, per citarne alcuni. Tutto fa social.

Questo però quanto muterà le analisi e il peso dei dati raccolti?

L’esperienza nell’ambiente del social media monitoring insegna che per ogni 7 like si riceve uno share, invece per ogni 17 like si ottiene un commento.
Ma quanto questo nuovo modo di dimostrare approvazione o disappunto cambierà le regole di valutazione del post? Quanto pesa un cuore o una faccina arrabbiata? E come questa nuova arma verrà utilizzata dalle aziende a discapito dei loro competitor?
Da una prima e veloce analisi si può notare che le “Reactions” sono state recepite come commenti veloci. Ad esempio un utente, soprattutto preso dalla scia dell’entusiasmo iniziale, se prima nei commenti scriveva “Ahahah” per simulare una risata, oggi preferisce cliccare sulla faccina che ne caratterizza l’atto.
Gli operatori dei social media dovranno essere bravi a valutare come i propri utenti adoperano i mezzi messi a disposizione dai nuovi media e adattarsi al linguaggio che più è preferito dalla propria community.
Facebook con questa mossa sicuramente mira a incentivare le interazioni tra i propri utenti. Avere più dati a disposizione significa avere più elementi da analizzare al fine di migliorare le performance dei post.
La partita ovviamente è appena iniziata e potremmo definirla come un’evoluzione naturale della social media analysis nella quale, come Darwin insegna, vince chi riesce ad adattarsi meglio alle nuove “faccine sociali”.

Nel frattempo, Amico è già a lavoro!